Break even point: come si calcola il punto di pareggio

Il break even point (punto di pareggio) dice quante unità devi vendere, o quanti euro devi incassare, prima di cominciare a guadagnare. Si calcola con una divisione sola, ma i numeri da mettere dentro vanno scelti con cura. Ecco la formula, tre esempi svolti e gli errori più comuni.

La formula del punto di pareggio

Il punto di pareggio è il livello di vendite in cui i ricavi uguagliano i costi totali: né utile né perdita. I costi totali sono la somma di costi fissi (che paghi comunque) e costi variabili (che crescono con le vendite). Quando ogni unità venduta lascia un margine sopra il suo costo variabile, quel margine, detto margine di contribuzione, serve prima a coprire i costi fissi e poi, una volta coperti, diventa utile.

GrandezzaFormula
Margine di contribuzione unitarioprezzo − costo variabile unitario
Margine di contribuzione %(prezzo − costo variabile) ÷ prezzo
Unità di pareggiocosti fissi ÷ margine di contribuzione unitario
Ricavi di pareggiocosti fissi ÷ margine di contribuzione %
Unità per un utile obiettivo(costi fissi + utile obiettivo) ÷ margine di contribuzione unitario
Margine di sicurezza(vendite − vendite di pareggio) ÷ vendite

Le unità di pareggio vanno arrotondate per eccesso: se la divisione dà 228,6 non basta venderne 228, ne servono 229.

Esempio 1: una piccola attività che vende prodotti

Una bottega online vende candele artigianali. I costi fissi mensili sono 2.400 € (piattaforma, laboratorio, collaboratrice part-time, assicurazione). Il prezzo di una candela è 18,00 € e il costo variabile è 7,50 € (cera e materiali, imballaggio, spedizione, commissioni di pagamento).

PassaggioCalcoloRisultato
Margine di contribuzione unitario18,00 € − 7,50 €10,50 €
Unità di pareggio2.400 € ÷ 10,50 € = 228,57229 candele al mese
Ricavi di pareggio229 × 18,00 €4.122 €
Per guadagnare 1.000 € al mese(2.400 € + 1.000 €) ÷ 10,50 €324 candele

Se ne vende 300 al mese, l’utile è 10,50 € × 300 − 2.400 € = 750 € e il margine di sicurezza è del 23,8%: le vendite possono calare di circa un quarto prima di andare in perdita.

Esempio 2: un ristorante, ragionando in euro

Quando ci sono molti prodotti diversi conviene ragionare in ricavi. Un ristorante ha 18.000 € di costi fissi al mese e spende in materie prime il 32% di ciò che incassa: il margine di contribuzione è quindi del 68%. I ricavi di pareggio sono 18.000 € ÷ 0,68 = 26.471 € al mese. Con uno scontrino medio di 22 € servono almeno 1.204 coperti al mese, circa 40 al giorno su 30 giorni di apertura.

Esempio 3: la leva operativa

Riprendendo le candele: a 300 pezzi l’utile è 750 € e il margine di contribuzione totale è 3.150 €. Il loro rapporto, 4,2, è il grado di leva operativa. Significa che un aumento delle vendite del 10% (a 330 pezzi) fa salire l’utile a 1.065 €, cioè del 42%. La leva vale anche al contrario: un calo del 10% brucia una parte molto più grande dell’utile. Più i costi fissi sono alti rispetto al margine, più l’attività è sensibile alle oscillazioni delle vendite.

Come abbassare il punto di pareggio

Con il calcolatore del punto di pareggio puoi provare queste leve e vedere subito quanto cambia il risultato, oltre al grafico di ricavi e costi. Per calcolare prezzo e ricarico a partire dal margine desiderato c’è il calcolatore di margine e ricarico.

Gli errori più comuni

I limiti del modello

Il punto di pareggio è un modello semplificato: ipotizza prezzo e costo variabile unitari costanti e costi fissi invariati nel periodo. Non tiene conto di tempi di incasso, stagionalità, scorte o investimenti iniziali (per quelli serve un piano finanziario). È un ottimo primo strumento per capire se un’idea può stare in piedi, non un sostituto della contabilità.

Domande frequenti

Che cos’è il break even point?
È il punto di pareggio: il livello di vendite (in unità o in euro di ricavi) in cui i ricavi coprono esattamente tutti i costi. Sotto questo livello l’attività è in perdita, sopra è in utile.
Qual è la formula del punto di pareggio?
Unità di pareggio = costi fissi ÷ (prezzo di vendita unitario − costo variabile unitario). La differenza tra prezzo e costo variabile è il margine di contribuzione unitario. In valore: ricavi di pareggio = costi fissi ÷ margine di contribuzione percentuale.
Che differenza c’è tra costi fissi e costi variabili?
I costi fissi non dipendono dalla quantità venduta nel breve periodo (affitto, stipendi fissi, abbonamenti, assicurazioni). I costi variabili crescono con le vendite (materie prime, imballaggi, spedizione, commissioni di pagamento). Alcuni costi sono misti, in parte fissi e in parte variabili, e vanno separati.
Come si calcola il punto di pareggio se vendo più prodotti?
Si usano prezzo e costo variabile medi ponderati sulla composizione delle vendite (sales mix), oppure si calcola il margine di contribuzione percentuale complessivo e si ricavano i ricavi di pareggio. Il risultato vale finché la composizione delle vendite resta simile.
Che cos’è il margine di sicurezza?
È la distanza percentuale tra le vendite attuali (o previste) e il punto di pareggio: (vendite − vendite di pareggio) ÷ vendite. Indica di quanto possono calare le vendite prima di andare in perdita.
Come si abbassa il punto di pareggio?
Aumentando il prezzo (se il mercato lo accetta), riducendo i costi variabili unitari o riducendo i costi fissi. Ognuna di queste leve fa salire il margine di contribuzione o scendere il numeratore della formula.
Le imposte e l’IVA entrano nel calcolo?
L’IVA no: per i calcoli si usano prezzi e costi al netto dell’IVA. Le imposte sul reddito di norma non sono incluse nel pareggio operativo, che arriva fino all’utile prima delle imposte; se vuoi un utile netto di una certa cifra, aggiungi l’utile obiettivo al lordo delle imposte.

Avvertenza. Contenuto a scopo informativo e didattico. Gli esempi usano numeri inventati; per decisioni di investimento o fiscali rivolgiti a un commercialista.

← Tutte le guide